La casa può essere un laboratorio vivo dove s'impara come si fa.

Danilo Dolci

Nella casa, tutto si differenzia, tutto cambia. 

Dell’inverno essa riceve riserve di intimità, finezze di intimità. 

Nel mondo fuori della casa, la neve cancella i passi, confonde i pensieri, spegne i rumori, maschera i colori; 

si ha la sensazione che si stia mettendo in moto una negazione cosmica a partire dall’universale biancore. 

Il sognatore di case sa bene tutto ciò, sente tutto ciò, e attraverso la diminuzione d’essere del mondo esterno conosce un aumento di intensità di tutti i valori di intimità

 

Gaston Bachelard 

La poetica dello spazio

Il GiovencoTeatroFestival d’inverno prenderà vita nel cuore dell'omonima valle, in un incontro intimo e conviviale fra artisti, abitanti e visitatori, all’interno delle case, nei salotti, nelle cucine e nelle cantine, ma anche fra le viuzze e nelle piazze dei paesi. Canti, musiche, antichi saperi e giochi, dimenticate leggende, racconti di vita vissuta, ma anche odori e sapori della nostra tradizione che guideranno spettatori e visitatori nel percorso indicato su una mappa creata per l’occasione. Un incrocio di vite, di maestranze, un fluire di  saperi da condividere e soprattutto da donare. Compagnie o singoli artisti, attori, danzatori, musicisti, scultori e pittori,  sono  stati scelti per la qualità del proprio lavoro e per la perfetta sintonia con lo spirito che anima il festival. Uno spirito che parla di condivisione e di Arte come scoperta e trasmissione profonda, di incontro e scambio, intesi come ricchezza nella quale riconoscersi. E poi si berrà e si mangerà tutti insieme, in più tappe, nei vari luoghi,  dando vita a questo rito dell’accoglienza diffusa e della condivisione, che sono le caratteristiche nodali di questo festival. I luoghi saranno messi a disposizione dai cittadini che vorranno aprire le porte a questa esperienza, diventando ancor più protagonisti in questa edizione invernale; sempre più coinvolti nella progettazione e realizzazione, non di un singolo evento, ma di un processo socio-culturale fortemente radicato nel territorio. 

 

 

 

 

 

 

 

Territorio, Arti e Mestieri

La comunità nei processi culturali di trasformazione sociale

 

Il teatro, l’arte e la condivisione dei saperi in forte connessione con il territorio, fuori dagli spazi convenzionali e istituzionali, l’incontro intimo e conviviale tra attori e spettatori, la condivisione delle esperienze: questi i tratti salienti del Festival che, dal 2013, si svolge nella Valle del Giovenco, e che quest’anno per la prima volta presenterà anche la sua veste invernale.

 

Un territorio non è fatto soltanto di paesaggi, strade e case, ma soprattutto dalle persone che lo abitano quotidianamente, saltuariamente o che semplicemente lo frequentano, anche solo con il pensiero, a causa della distanza. Questo festival va incontro alla comunità, nei luoghi della vita, fuori dagli spazi deputati, rafforzando la trama del tessuto sociale e il sentimento di appartenenza alla comunità, pone domande agli individui e alla società, creando l’opportunità per residenti e non, di essere protagonisti di un processo culturale che vorrebbe contribuire al progresso di tutta la comunità.

 

Per gli abitanti del posto, questo festival, è un'opportunità per rafforzare il senso di comunità, nel tentativo di dare nuova linfa alla propria terra, alle proprie radici, per rinnovare un antico spirito di condivisione e di ricostruzione di un’identità comune sopita. 

 

Le case prescelte, che ospiteranno artisti e esperti di antiche pratiche e mestieri, con camini e stufe accese, saranno come cuori pulsanti all’interno del paese, focolari della vitalità comunitaria, della trasformazione e della crescita sociale. Nessuno resterà a guardare, se non con lo stupore di chi fa parte di una grande storia.

 

 

 

Il Teatro nella comunità

 

L’utilizzazione di spazi naturali o quelli dei luoghi del quotidiano, come spazi scenici, influenza la percezione dello spettatore, collocandolo emotivamente e concettualmente in una nuova dimensione tutta da reinventare o “ridecifrare”. 

 

Collocare la scena fuori dalla sala teatrale significa decontestualizzare l’azione scenica per ricontestualizzarla a partire da un nuovo codice che lo spettatore ristabilisce prima di tutto con lo spazio, poi con l’azione teatrale che diventa a sua volta un tutt’uno col luogo in cui essa è agita.

Inizialmente un senso di spaesamento invade lo spettatore. A questo sentimento egli reagisce istintivamente ricreando, secondo la propria sensibilità e cultura (in questa situazione estremamente stimolate), un nuovo “riappaesamento” questa volta con l’inclusione di tutto il pubblico, cioè di tutti gli spettatori. Quest’operazione, di riappaesamento produce beneficamente un rafforzamento del “sentimento di comunità”.

 

 

ll “teatro nei luoghi” riportando la scena nei luoghi della quotidianità ritorna a parlare alla comunità che diventa il valore aggiunto che trasforma gli elementi in gioco e ne fa una cosa nuova, o meglio riporta il teatro a quello che era in origine “un rito comunitario”. Mentre gli spettatori si appropriano o riappropriano dello spazio scenico, del “luogo del teatro”, sospendono il tempo e si soffermano su quello che succederà in quel luogo e in quel tempo, fanno esperienza, tutt’insieme, dell’evento di cui sono, non solo testimoni, ma vividi partecipanti. L’esperienza del teatro nei luoghi è un’esperienza rinnovativa e aggregante. Ritrovarsi insieme ad altri simili a condividere un’esperienza dal forte impatto emotivo ci avvicina, ci accomuna, ci rafforza e ci restituisce un senso di appartenenza e identità collettiva.

 

L’azione teatrale si svolge in un luogo quotidiano e reale dove è lo spettatore a ricostruire il rapporto attore/spazio in base all’uso suggerito dai personaggi. Tutto questo pone lo spettatore in una condizione diversa, più attiva, non più seduto comodamente in una poltrona in platea, o addirittura in un palchetto, ma lo scomoda e lo colloca sullo stesso piano dell’attore, da cui lo divide solo una linea immaginaria di confine.

 

I piccoli centri, i paesi, i borghi, dal loro essere piccoli hanno la possibilità di ricavarne un grande vantaggio. Hanno la possibilità di recuperare e rafforzare il rapporto tra l’individuo e la comunità, attraverso il teatro, attraverso lo spazio e il tempo, il tempo di una rappresentazione. Un tempo che sembra tornare a riappartenerci e la sensazione che a riappartenerci, attraverso il teatro, sia la vita stessa.

 

 

 

 

 

 

 

Il Direttore Artistico

Andrea Bartolomeo - Alias Mascaró

Dalle 18 alle 21

Percorso fra le case tematiche

 

dalle 21 in poi Musiche, danze e racconti intorno al fuoco in piazza 

Il GiovencoTeatroFestival d’inverno prenderà vita nel cuore dell'omonima valle, in un incontro intimo e conviviale fra artisti, abitanti e visitatori, all’interno delle case, nei salotti, nelle cucine e nelle cantine, ma anche fra le viuzze e nelle piazze dei paesi. Canti, musiche, antichi saperi e giochi, dimenticate leggende, racconti di vita vissuta, ma anche odori e sapori della nostra tradizione che guideranno spettatori e visitatori nel percorso indicato su una mappa creata per l’occasione. Un incrocio di vite, di maestranze, un fluire di  saperi da condividere e soprattutto da donare. Compagnie o singoli artisti, attori, danzatori, musicisti, scultori e pittori,  sono  stati scelti per la qualità del proprio lavoro e per la perfetta sintonia con lo spirito che anima il festival. Uno spirito che parla di condivisione e di Arte come scoperta e trasmissione profonda, di incontro e scambio, intesi come ricchezza nella quale riconoscersi. E poi si berrà e si mangerà tutti insieme, in più tappe, nei vari luoghi,  dando vita a questo rito dell’accoglienza diffusa e della condivisione, che sono le caratteristiche nodali di questo festival. I luoghi saranno messi a disposizione dai cittadini che vorranno aprire le porte a questa esperienza, diventando ancor più protagonisti in questa edizione invernale; sempre più coinvolti nella progettazione e realizzazione, non di un singolo evento, ma di un processo socio-culturale fortemente radicato nel territorio. 

Casa delle erbe // L’odore speziato dei focolari

a cura di Anna  Lisa Cantelmi [Erborista]

Coccolati dal sapore di  tisane  e infusi, in un ambiente accogliente, circondati da mazzi di erbe essiccati e piante appena raccolte. Un alambicco che emana vapori aromatici, mentre si intrecciano bacche creando coroncine scaccia malanni,  contro il freddo oltre le finestre, oltre la coltre di neve e di silenzio che tutto sopisce. Dentro la casa invece, si risveglia la parola, quella antica, la parola della terra e delle donne, che dice di  miti, leggende, tradizioni e curiosità, attraverso le piante, raccontando le erbe, svelandone i misteri con un'esperta della materia.

 

Casa lungo la ferrovia dismessa // Storie più o meno vere dalla campagna abruzzese

a cura di Massimo Piunti [Artista]

In questa casa, i ricordi di un mondo agricolo, ricco di contraddizioni ma vero, diventano opere d’arte, si trasformano attraverso i racconti di Massimo Piunti.  A fianco alla casa giace “La ferrovia dei treni persi”, come le occasioni lasciate andare, le opportunità corse via, le strade mai percorse. Le figure e personaggi incontrati dall’artista si affollano nelle storie da lui narrate e si legano l'uno all'altro attraverso le melodie e i canti che ci trascinerrano in una serie di memorabili viaggi mai intrapresi.

 

Casa d’amore e d’anarchia // Racconti e storie nate nelle stanze e tra le mura di casa

a cura di Alberto Santucci e Franco Maggi

Storie di passioni conosciute e sconosciute oppure volutamente tenute segrete, perché è meglio che non se ne parli...che rimangano segrete. Storie di amori impossibili, che non troveranno mai un finale. Amori platonici, in grado di riempire di gioia un cuore al solo pensiero di essi. Amori nati nelle stesse stanze che hanno visto nascere desideri di ribellione e di libertà. Alcuni inevitabilmente repressi, altri impossibili da trattenere e che hanno spiccato un volo infinito

verso quel desiderio irraggiungibile. Perché come dice il proverbio: “il desiderio è anarchia”. L’essenza dell’anarchia è la condizione in cui ognuno può scegliere nella vita qualsiasi ruolo e rappresentarlo fino in fondo, può essere lo stesso anche nell’amore? Lo stesso albero non crea mai due foglie uguali.

 

 

Casa "da son' e da ball'"

a cura di Vittoria Agliozzo e Mico Corapi

Passi e movenze popolari, canti, chitarre, fischiotti e marranzani, il piede che batte e percuote, per risvegliare di allegria i lunghi pomeriggi bui dell’inverno. Atmosfere coinvolgenti contro i silenzi laboriosi e pazienti della stagione bianca di neve e dura di ghiaccio. Sprazzi di festa dal mistico e profondo sud. Un risveglio del corpo e dello spirito, un  ritmo scaldato dal tepore dei cuore, che accende la scintilla di un rito che si ripete e si rinnova.

 

Casa della Poesia // Crocevia di destini e anime

a cura di Michele Panza e Davide Colasante

Libri di poesia ad ogni angolo, accatastati, consultati fugacemente, oppure letti e riletti fino ad essere consumati. Poesie recitate ad alta voce, sussurrate, scritte li sul momento, sfogliate, imparate a memoria. Mentre si mangia o si beve, le parole dei poeti si vestono a festa, si fanno avanti lasciando le loro tracce tra di noi, dentro di noi. La poesia come l’acqua, come l’amore, è forza viva, essenziale ed universale del nostro essere. Ai versi si alternano le figure antiche dei tarocchi, miniature di immagini e sussulti della memoria, per rappresentare e interrogare  l’essere autentico che ci abita e che siamo.

 

 

Casa dei gesti danzanti // Passi e ritmi come parole 

a cura di Anatole Tah Touzahouin (danzatore, coreografo e musicista)

 

In questa casa il linguaggio lascia il passo al corpo, ai suoi gesti liberatori, un corpo che emana, assorbe, espelle, esprime. Gli ospiti verranno coinvolti  nella riscoperta spirituale di ciò che il nostro corpo vuole dirci , al ritmo di un racconto che si fa danza, in ascolto con sé stessi, circondati dai suoni della natura, dal vento gentile o tempestoso alla pioggia scrosciante. Con le sue origini africane, l'ospite della casa si esprimerà conducendoci in questo viaggio nel tempo e nello spazio, dove la danza di sé stessi è vera oltre le parole. 

 

 

Casa dei RendiCanti // Incontri di canto oracolare

a cura di Gruppo Incanto

 

Nelle feste, al mercato, attraverso un gioco di battute, prima di un brindisi, durante una dedica oppure, per voi, al chiuso di una stanza, nell'intimità di questa casa, a stretto contatto con chi ascolta e partecipa, il "Gruppo Incanto"  ovvero, tre voci di donna,  raccontano, cantano, improvvisano. Prendendo per mano il visitatore, lo coinvolgono in un viaggio poetico dal ricco repertorio fatto di richiami melodici dell'Est europa, dell' Africa e del Sud America. Un "Incanto sonoro" fatto di tutte le emozioni di cui questo corpo meraviglioso è dotato : entusiasmo, poesia, bellezza e convivialità.

Musica // SciàraVatra e SUDd'ANIMA

La musica sarà lo spirito conduttore della festa, l'anima armoniosa delle varie case, la voce dei boschi, il silenzio delle montagne, il canto del fiume, l'allegria degli incontri. I musicisti di  SciàraVatra, con il loro  incrocio di vite e sonorità, con le loro musiche e i loro canti di trasmissione orale, ci condurranno in un viaggio dall'Italia ai Balcani. Si alterneranno e mescoleranno ai musicisti di SUDd'ANIMA, pervasi dalle fascinazioni del sud e da quelle culture, poste a tutte le latitudini, che hanno sembianze d'essere Sud. Ascolteremo una musica che farà da colonna sonora variegata e coinvolgente, vivendola come fosse pulsazione della terra, vita, energia che sgorga come fiume di fuoco, che arde e risplende. Un fluire morbido e continuo che giunge fino a noi delicato, affascinante, per ritrovare la semplicità dello stare insieme e del condividere emozioni universali.

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